È freddo il sole che si specchia nel lago
e calda la brina su questo finestrino
come nebbia in questo cielo mattutino
ov’io sta mattina felicemente vago.
Non so più distinguere il freddo dal calore
anche se spesso mi son sciolto e congelato,
non riconosco il dolore né l’amore
anche se spesso quella lama mi ha sfregiato.
Eppure, qui e ora, l’anima m’assale
rigurgito quel cancro che porto dentro,
scaccio l’orribile pulsione ancestrale.
Non chiamatela forza besì baricentro:
questo che provo è uno slancio fetale;
qualcosa di mistico che porto didentro.
Sogno meraviglia, qualcosa di pauroso!
Ma che sia sonno è pensiero doloroso.
Ma che oggi spinge, come mano vigorosa
in questa dolce, mistica, mattina prestigiosa.