VI
Erano le 18 ed il Detective e Carl stavano spalmando paté di fegatini su dei crostini, incuranti completamente della religiosa imposizione che prevede per la sera del ventiquattro il mangiare solamente pesce. Continua a leggere
Erano le 18 ed il Detective e Carl stavano spalmando paté di fegatini su dei crostini, incuranti completamente della religiosa imposizione che prevede per la sera del ventiquattro il mangiare solamente pesce. Continua a leggere
Il vecchio ispettore decise di ricominciare tutto da capo e tentare di rimettere insieme i pezzi. Ritornò al Bar, Il Cappuccione, alla ricerca di un qualche indizio. Per prima cosa decise di chiedere al barista, quello del caffè d’orzo; si sarebbe di certo ricordato del piccolo ladruncolo data la stranezza della circostanza, sia del caffè che del ragazzo. Ed infatti così era, si ricordava eccome di quel “dannato ladruncolo del cazzo!” Continua a leggere
E cade, sgonfio, esangue. Continua a leggere
Pioveva a dirotto quella mattina. Appena uscito dal portone di casa guardò il cielo, ieri avrebbe borbottato qualcosa di non proprio gradevole a qualcuno lassù ma oggi un Taxi lo aspettava e così, un po’anche perché l’attesa con il Taxi la paghi, si diresse direttamente all’auto accostata al marciapiede. “All’aeroporto, grazie…” Continua a leggere
Torno a casa e mi attacco alla bottiglia. Continua a leggere
Il peso degli anni prima o poi si fa sempre sentire, lo sapeva. Quel senso di inadeguatezza, di fallimento, di incompletezza ormai suonava la sua mente in maniera assai virtuosa. Era vecchio l’ispettore che sedeva sulla panchina all’ombra del cipresso, sulla collinetta al centro del parco. Continua a leggere
Ogni tanto, ne vale la pena.
Socrate e Leonardo stavano tornando dall’università. Come sempre il loro rientro era tutt’altro che tranquillo e come al solito incominciarono a disquisire. Salendo sul treno che li avrebbe riaccompagnati a casa Socrate stava spiegando a Leonardo la sua visione su un problema che stava a cuore ad entrambi: Continua a leggere
“Gira, gira, gira amico mio.
Gira, gira, picciuol figlio di Dio.
Tempo al tempo e spazio sempre a lui,
Questa eterna danza è il moto degli Dei.
Corre, corre, corre senza meta,
Il picciul elettrone viaggia e non si queta.”
Con una schicchera gli da vita. Con una schicchera gli da moto e, quel grande orologio che è il tempo, comincia a girare. Corre dunque in su, per le stelle, fino arrivare al remoto centro ove dal grande astro prende la luce, che poi per la mano sulla terra conduce. Corrono assieme su sconfinate valli. Corrono assieme sul mondo e i suoi calli. Tempeste, uragani, maremoti e frontiere non sono per loro sufficienti barriere. Conquistano il mondo in così breve tempo e presto alla vita ridanno il suo tempo. Questa dolce melodia proveniva da una casuccia, una piccola, dolce e innocente casuccia che sorgeva senza indugi in su d’un colle nei pressi di Roma. Continua a leggere